Student housing e fitness: un connubio delicato

Con un mercato in forte espansione, anche lo student housing si aprirà inevitabilmente ai servizi fitness e alle aree wellness

Student housing e fitness

Il Villaggio Olimpico degli atleti partecipanti all’Olimpiade invernale 2026 che coinvolgerà Milano si trasformerà in residenze universitarie. Il dopo si antepone al prima. Basta questo per capire che il mercato dell’immobiliare per studenti è in forte espansione anche in Italia. Gli investimenti globali nel settore dello student housing si aggirano attorno ai 18 miliardi di dollari e se la tendenza è in aumento vuol dire che gli investimenti avranno ritorno anche da noi. Nel nostro paese sono previsti, per il 2026, ben centomila posti letto nelle città universitarie, più del doppio di quelle attuali, con contratti che secondo i piani di rigenerazione urbana sostenuti dal Recovery Plan, saranno tracciabili per far fronte alla deregulation degli ultimi anni.

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Student housing e fitness: un connubio delicato

La novità non è tanto nell’espansione immobiliare destinata a questo target, quanto nella filiera di proposte accessorie che entreranno in competizione tra un progetto e un altro. Il fitness, con spazi e servizi sia standard che personalizzati, sarà tra i protagonisti, tant’è che è sotto la lente d’ingrandimento dei progettisti. I players dell’immobiliare che se ne occuperanno sono di grande profilo, vero, ma nelle architetture e nelle tecnologie tutti la sanno lunga, perciò escludiamo questi come fattori competitivi. La partita vera si giocherà sugli spazi accessori (co-working, palestre, green, aree pedonali, mobilità sostenibile) e su una molteplicità nonché multicanalità di servizi connessi condivisi e utilizzati come benefit più o meno gratuiti nelle locazioni di lunga durata.

Come altra variabile, va considerato che questo residenziale sarà destinato nelle fasi di vuoto a manager, turisti, pazienti sanitari o familiari degli studenti, perciò la configurazione degli spazi e la predisposizione dei servizi wellness annessi dovrà calzare perfettamente a questa domanda sportiva che aggiunge complessità. Torniamo agli studenti. Per esperienza, il target dell’universitario “cliente-fitness” non si accontenta facilmente. Svantaggi: è sempre attento alla novità, è un osservatore perenne, è critico e costante rispetto alle scelte spaziali e tecnologiche di una qualsiasi palestra tradizionale. E poi è social e muove giudizi. La qualità paragonata a quella altrui, trainer in gamba o palestra “cool” che sia, è nel suo DNA. Vantaggio (enorme): questo cliente-utente è fornitore gratuito di informazioni fin dal primo tour in palestra o spazio-sport che sia.

E’ capitato più di una volta che uno studente interrogasse il sottoscritto per valutare le capacità tecniche della persona che avrebbe avuto cura di lui (me medesimo), ponendo in secondo piano la quantità di macchine disponibili in palestra. Autonomizzare il servizio fitness che si andrà ad offrire e non concentrare l’attenzione su una linea di demarcazione così cruciale, potrebbe creare le stesse difficoltà che hanno vissuto alcune palestre sempre più luminose, sempre più eleganti, sempre più ricche di tecnologie ma povere di “intercettori di bisogni” che socializzano sul campo col cliente rimasto solo in palestra nel week-end di festa.

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