Scarpe da running e infortuni: ecco le peggiori

running e infortuni

Parlando di scarpe da running e infortuni, esiste un modello che potrebbe esporci maggiormente a una serie di problematiche. Si tratta, secondo un nuovo studio pubblicato su Nature, delle scarpa per correre con la punta rialzata, pensate originariamente per rendere più confortevole il movimento durante la corsa. A lungo termine, però, i modelli con la punta all’insù (ormai sempre più diffusi sul mercato) potrebbero indebolire alcuni muscoli dei piedi, causando infortuni fastidiosi e dolorosi come la fascite plantare. Andiamo a vedere perché: continua a leggere qui sotto.

Scarpe da running e infortuni: le peggiori sono quelle con la punta rialzata?

Il problema di queste scarpe, si legge sul paper dello studio, è che riducono la quantità di lavoro normalmente compiuta dal piede durante una camminata o una corsa, e il rischio è quello di non usare (e quindi di indebolire) alcuni muscoli piccoli ma importanti. Ogni passo che noi facciamo inizia con il tallone che si appoggia sul suolo, poi l’intera pianta entra in contatto col terreno ed infine ci spingiamo in avanti facendo leva sulla punta del piede. Quest’ultima parte del movimento avviene grazie a minuscoli muscoli (importantissimi per mantenere il piede rigido) facenti parte delle articolazioni metatarso-falangee. Daniel Lieberman, co-autore dello studio, ha spiegato che, a causa delle scarpe con la punta rialzata, il runner affida alla fascia plantare molti compiti che normalmente dovrebbero svolgere i piccoli muscoli di cui abbiamo parlato poco fa. In questo modo quei tessuti si indeboliscono, il legamento arcuato lavora troppo e rischia di infiammarsi (tipico caso di fascite plantare).
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La differenza tra le scarpe da running con la punta rialzata e le scarpe minimaliste

Secondo gli esperti, le scarpe minimaliste da running potrebbero essere migliori dal punto di vista del rischio infortuni. Questi modelli hanno poca o pochissima intersuola e rispettano la forma naturale del piede, dunque non portano alcun tipo di correzione al movimento naturale della corsa. Le cosiddette “minimal” sono ben diverse dalle scarpe da running “natural”, che presentano una totale assenza di “drop” (la differenza di altezza fra tacco e punta) ma possono anche avere una intersuola alta. Ciò non significa che tutti dobbiamo correre con scarpe minimaliste. Il consiglio di Lieberman è quello di usare moderatamente calzature minimal in modo da rafforzare tutti i muscoli dei piedi. Dopodiché si può passare alle scarpe con la punta rialzata. Altri esperti, invece, sostengono che sia più opportuno convertirsi alle scarpe minimaliste, che però non sono particolarmente adatte alle distanze più lunghe.
“La maggior parte dei piedi non è più abituata a fare tutto il lavoro senza il supporto di scarpe moderne. Consiglierei una transizione lenta alle calzature minimali per evitare lesioni da uso eccessivo”, ha detto Fred Sichting, leader dello studio, nel corso di un’intervista a Business Insider. Usare scarpe piene di caratteristiche che controllano il movimento naturale potrebbe significare che non stiamo usando i piedi nel modo per cui si sono evoluti: “Un classico esempio di un disallineamento evolutivo”, ha spiegato Nicholas Holowka, antropologo dell’University of Buffalo, a Business Insider.

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