L’Appennino bolognese ha una doppia faccia. La prima è quella che tutti conoscono: calanchi rossastri, borghi medievali, strade che salgono verso il crinale.
La seconda è sottoterra — e pochi la cercano. Nelle colline e nelle valli intorno a Bologna sono state censite oltre 200 grotte, scavate in rocce diverse, con storie diverse, visitabili in modi diversi. Quattro in particolare meritano un viaggio a sé.
Perché così tante grotte in un’area così piccola
Il gesso è il protagonista geologico di questa storia. Composto da solfato di calcio, si scioglie nell’acqua con una facilità che il calcare normale non ha. Nel corso di millenni, quella solubilità ha costruito un paesaggio carsico denso — grotte, doline, cunicoli, inghiottitoi. Il Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa protegge buona parte di questo patrimonio, a pochi chilometri dalla tangenziale est di Bologna.
Ma le sorprese non si trovano solo nel gesso: anche l’arenaria e il travertino, altrove nell’Appennino bolognese, hanno prodotto cavità di tipo completamente diverso.
Puoi aggiungere SportOutdoor24.it alla tua lista con un click diretto:
👉 Clicca qui per aggiungere SportOutdoor24 alle Fonti Preferite
Grotta della Spipola: la più grande, la più buia, la più seria
La Spipola si trova a San Lazzaro di Savena, sette chilometri dalla tangenziale est di Bologna. È la cavità nei gessi più grande d’Europa — oltre tre chilometri di gallerie esplorabili. Scivoli di fango, cristalli di gesso, soffitti ricoperti di formazioni a mammellone. Non somiglia a nessun’altra grotta che si possa visitare nell’Appennino italiano.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, con la Linea Gotica attestata sulle colline bolognesi, la Spipola è diventata quello che le grotte sono sempre state nei momenti di crisi: un rifugio. Oggi è monitorata da cinque stazioni di rilevamento temperatura e umidità. Si visita solo con guida autorizzata, con equipaggiamento fornito sul posto.
Grotta della Spipola: scivoli di fango, cristalli e un soffitto a mammelloni
Grotta del Farneto: sei strati di preistoria a sette chilometri dalla tangenziale
Sempre a San Lazzaro di Savena, nella frazione di Farneto, si apre una grotta con una storia umana lunga tremila anni. All’interno: sei strati archeologici sovrapposti, con reperti che vanno dall’Età del Rame all’Età del Bronzo. Decenni dopo la scoperta è venuta alla luce una necropoli preistorica intatta. Si visita con il caschetto da speleologo, nel cuore del Parco Regionale dei Gessi.
La temperatura interna è costante tutto l’anno — in estate è quasi fredda, in inverno è quasi calda. A venti minuti in auto si trovano il Museo della Preistoria Luigi Donini e le grotte di Soprasasso. Le visite sono solo guidate, su prenotazione tramite il parco.
Grotta del Farneto: tremila anni di storia a dieci minuti da Bologna
Grotte di Labante: l’unica grotta al mondo che cresce ancora
A Castel d’Aiano, nell’Appennino bolognese a quota 622 metri, esiste una grotta che funziona al contrario. Quasi tutte le grotte del mondo nascono per erosione: l’acqua scava la roccia, la dissolve, la porta via. Le Grotte di Labante fanno l’opposto. La sorgente di San Cristoforo è così ricca di carbonato di calcio che ogni goccia deposita qualcosa invece di toglierlo.
Centimetro su centimetro, secolo su secolo, si è costruita una formazione di travertino che oggi è la più grande grotta primaria nei travertini d’Italia. 51 metri di lunghezza per quasi 15 di altezza — e la roccia continua a crescere. Qualche anno fa l’allungamento progressivo ha occupato il tracciato del sentiero CAI 166, costringendo il CAI a spostare il percorso. Nei dintorni si trovano anche il Bosco delle Fate e l’Orrido di Gea.
Grotte di Labante: la cavità di travertino che cresce ancora
Grotte di Soprasasso: geometrie da deserto nell’Appennino bolognese
Le Grotte di Soprasasso non le ha scavate l’acqua. Le ha modellate il vento — creando geometrie organiche e forme alveolari che i geologi chiamano tafoni. Si trovano a Vergato, nel comune di Montecavalloro, lungo il versante che domina la Valle del Reno, a circa cinquanta chilometri da Bologna. Il sentiero non è su Google Maps.
È mantenuto da volontari, ci vuole circa un’ora di cammino per arrivarci. È uno dei motivi per cui vale la pena andarci. Tre cavità nell’arenaria che si aprono su un contrafforte roccioso — un paesaggio che farebbe pensare al Marocco molto più che all’Emilia.
Grotte di Soprasasso: geometrie da deserto nell’Appennino bolognese
Info pratiche
Grotta della Spipola e Grotta del Farneto Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, San Lazzaro di Savena (BO) Visite solo guidate, su prenotazione: enteparchi.bo.it Equipaggiamento: scarponcini con suola scolpita, caschetto fornito dalla guida Temperatura interna costante — portare uno strato anche in estate Periodo: tutto l’anno
Grotte di Labante Castel d’Aiano (BO), quota 622 m Accesso: da Castel d’Aiano seguire indicazioni per la sorgente di San Cristoforo Nei dintorni: Bosco delle Fate, Orrido di Gea, Rocchetta Mattei (20 min in auto) Periodo: primavera-autunno consigliato
Grotte di Soprasasso Vergato, loc. Montecavalloro (BO), Valle del Reno Sentiero mantenuto da volontari, non presente su Google Maps Tempo di percorrenza a piedi: circa 1 ora andata Punto di partenza: parcheggio Grotte di Soprasasso, loc. Cavalloro
Foto Canva, Gessi Bolognesi, Ente Paerchi Bo, ExtraBo, Bologna Welcome, R-E-R, Rosapicci, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons, Luciano Bernardi – Opera propria, CC BY 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=84773068, Castekdaianotrekking, Travel Emiia Romagna, Carloalberto Canobbi per AppenninoBolognese, Elena Tartaglione via Wikimedia Creative Commons CC BY-SA 4.0 DEED
Leggi anche
Lago Scaffaiolo: trekking e storia nell’Appennino emiliano
Alta Via dei Parchi: il trekking in Appennino che percorre la spina dorsale d’Italia
La Ciclovia del Santerno: dai frutteti della Romagna ai boschi dell’Appennino
11 laghi di montagna tra i più belli d’Italia
I laghi di Suviana e Brasimone, perle dell’Appennino Boognese
©RIPRODUZIONE RISERVATA




