Perché i ciclisti non buttano più le borracce ai tifosi ma dentro ceste a bordo strada?

Perché i ciclisti non buttano più le borracce ai tifosi ma dentro ceste a bordo strada?

Chi sta guardando le prime tappe del Giro d’Italia l’avrà sicuramente notato: i ciclisti non buttano più le borracce ai tifosi ma dentro cesti a bordo strada, posizionati in punti ben precisi. Si chiamano Green Zone, e l’alternativa è consegnare le borracce ai propri assistenti nei tratti dedicati ai rifornimenti. Insomma, l’epoca delle borracce gettate ai bordi della strada, anche affinché i tifosi facessero raccolta del feticcio, è finita. Ed è finita il 1° aprile di questo 2021, prima alla alla Omloop Het Nieuwsblad, poi alla Kuurne-Brussel-Kuurne e via via anche nei grandi Giri, a cominciare dalla corsa rosa.
Ora, la borraccia nel ciclismo non è mai stata solo un contenitore di liquidi. Ha un valore simbolico, da quella di Coppi e Bartali sul Col du Telégraphe al Tour de France del 1952 a quelle che campioni e gregari hanno sempre lanciato a bordo strada per farle diventare oggetto di culto per gli appassionati (tanto che a Terralba, in provincia di Oristano, c’è pure un Museo della Borraccia del Ciclismo).
Ma i tempi sono cambiati e il nuovo regolamento dell’UCI impedisce ai corridori di lanciare le borracce – e qualsiasi altro oggetto – a bordo strada. Lo ha detto Philippe Marien, commissario dell’Union Cycliste Internationale: “Gettare borracce e altra spazzatura sulla strada non è più accettabile e multeremo i corridori che lo fanno“. Dai 200 ai 500 franchi svizzeri l’ammenda, con l’unica eccezione del caso in cui la borraccia venga “concessa dolcemente al pubblico“.

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Il primo a pagarne le conseguenze è stato lo svizzero Michael Schar al Giro delle Fiandre, squalificato per il lancio della sua borraccia a un gruppo di tifosi. La conseguenza è stata una levata di scudi da parte degli atleti da cui l’introduzione della multa e riduzione dei punti nella classifica UCI alla prima infrazione e, dalla seconda, squalifica immediata (per le gare di un giorno) e squalifica dalla terza infrazione per le corse a tappe.
La misura non è piaciuta ai ciclisti, di oggi e di ieri (vedi Tweet di Chris Froom, che la giudica ridicola) ma è indubbio che anche nel ciclismo professionistico sia entrata una sensibilità ambientale diversa e che ora bisognerà trovare il punto di incontro tra questa nuova responsabilità e il culto che da oltre un secolo accompagna la borraccia dei ciclisti tra i tifosi.

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