Milano, nuoto estremo nel Naviglio gelato: “Vogliamo l’Ice Swimming alle Olimpiadi 2026”

ice swimming

A Milano si fa nuoto estremo nel Naviglio, per portare l’Ice Swimming alle Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026.
Una nuotata di 2 chilometri nelle acque gelide del Naviglio Grande in pieno inverno, solo col costume, dalla Canottieri San Cristoforo alla Darsena di Milano. È questa l’impresa che Enzo Favoino, agronomo 56enne e membro della sezione italiana dell’International Ice Swimming Association (IISA), tenterà nel suo amato Naviglio domenica 24 gennaio.
Una follia? Niente affatto. Enzo, che abbiamo intervistato, conosce i suoi limiti e non è nuovo a nuotate estreme in acque in cui una persona normale non riuscirebbe nemmeno a immergere un piede per via delle basse temperature. Quella che compirà tra meno di due settimane avrà tre nobili obiettivi. Il primo è dimostrare agli scettici che la balneabilità del Naviglio è “una delle cose migliori che sia capitata alla città negli ultimi lustri”; il secondo è di natura ambientale, in quanto sarà sostenuto dalle più importanti associazioni di categoria; il terzo, forse quello principale, è attirare l’attenzione sull’Ice Swimming, uno sport in corso di riconoscimento da parte del Comitato Olimpico Internazionale. Il sogno (non impossibile) di Favoino e degli appassionati, infatti, è vedere l’Ice Swimming ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026.

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Una nuotata estrema per via della temperatura dell’acqua e insolita per via della location: come ti è nata questa idea?

“La nostra è un’attività strutturata, non nasce come pazzia: è frutto di allenamento, consapevolezza e conoscenza di sé. Sono 5 anni che pratico il nuoto in acque gelide assieme ad altri nuotatori con cui partecipo ai campionati mondiali e alle gare dei circuiti internazionali.
Questa impresa del Naviglio nasce dal mio amore per questo corso d’acqua, che ho già fatto a nuoto durante la maratona della Gran fondo del Naviglio. Mi piace la simbiosi tra spazi d’acqua balneabili e la città, e penso che la riacquisita balneabilità del Naviglio sia una delle cose più belle che siano capitate a Milano negli ultimi lustri. Sono molto amico della società Canottieri San Cristoforo, e assieme ci siamo messi d’accordo per fare questo tentativo oggettivamente estremo. Sono 2 chilometri: ho calcolato, tenendo conto della corrente, di metterci tra i 30 e i 35 minuti. La temperatura dovrebbe essere di 5 o 6 gradi”.

Come mai la scelta dell’Idroscalo come location per gli allenamenti?

“L’ho riscoperto di recente anche a causa delle restrizioni di movimento. Generalmente ci alleniamo al Lago di Montorfano, in provincia di Como, che essendo piccolo raffredda meglio e ci consente di fare gli allenamenti più probanti. Noi siamo atleti tesserati con la Federazione Italiana Nuoto, dunque con la tessera FIN ricadiamo in quella fattispecie di atleti che possono allenarsi per un’attività sportiva codificata.
All’Idroscalo ci sono strutture codificate e quindi possiamo andare lì a praticare la nostra attività anche durante il Covid. Domenica, per darti l’idea, ho fatto 45 minuti nell’acqua a 8 gradi. Tra l’altro senza cuffia, perché mi piace l’aspetto wild del nuoto in acque libere”.

Nella tua impresa sportiva c’è anche un obiettivo che guarda a Milano-Cortina 2026…

“L’Ice Swimming è una pratica sportiva in corso di riconoscimento da parte del Comitato Olimpico Internazionale. Poi non è detto che venga ammessa, però c’è una Federazione Internazionale di Ice Swimming a cui noi, come Associazione Italiana di Ice Swimming, siamo uniti. E la speranza è che, prima o poi, diventi una disciplina olimpica.
Tra l’altro, tra i programmi che abbiamo come Federazione Internazionale di Ice Swimming c’è la creazione di un campionato europeo, e tra le location candidate si era pensato a Milano proprio per il tema di avvicinamento delle Olimpiadi invernali del 2026”.

Come si allena un atleta che pratica il nuoto in acque gelide?

“L’allenamento consiste nel praticare il gesto, ossia il nuoto in acque gelide. Poi c’è un allenamento specifico al freddo, che noi chiamiamo acclimatamento, durante il quale il corpo sviluppa i meccanismi fisiologici di adattamento al freddo, la capacità di termogenesi e tutti gli altri meccanismi adattativi all’abbassarsi della temperatura corporea. Poi si possono anche fare allenamenti al freddo: molti si mettono semplicemente in una piscina e stanno diversi minuti nell’acqua gelida.
È però parecchio più allenante fare il gesto della nuotata, in quanto permette di sviluppare la capacità di controllare i meccanismi motori a fronte, ad esempio, della perdita di lucidità. Il freddo, infatti, dopo un certo momento comincia a stordire. Riuscire a continuare a nuotare, pur senza esagerare, ma mantenendo l’efficacia del gesto atletico fa parte del nostro allenamento.
Per questa impresa, in generale, sto facendo gli stessi allenamenti che ho fatto per altre nuotate, probabilmente un po’ estremizzati. La chiave è cercare di mantenere distanze sempre più lunghe all’abbassamento delle temperature”.

Cosa vuole rispondere ai commenti social di chi pensa che la sua impresa sia folle a causa della sporcizia delle acque del Naviglio?

“Il Naviglio è ormai uno spazio balneabile pulitissimo. Milano è stata totalmente dotata della capacità di collettamento e della depurazione delle acque fognarie. C’è un problema di sporcizia, ma quello non è inquinamento dell’acqua. Quelli sono rifiuti buttati dalla gente che fa perdere bellezza al posto. Dio benedica ciò che fanno Simone Lunghi e gli Angeli dei Navigli, che in canoa vanno a ripulire le acque dei navigli dai rifiuti. Q
uei commenti sono dettati sostanzialmente dalla non conoscenza. La gente si immagina il Naviglio come una cloaca, ma in realtà non lo è più da tantissimo tempo. D’altronde le autorità sanitarie non consentirebbero di fare una maratona di nuoto di 25 chilometri in uno spazio inquinato e che rischia di creare infezioni e altri problemi”.

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