Tsan: un gioco antichissimo all’ombra dei 4000 valdostani

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Palet, pertze, bitse, tsatchà, piota…Non è l’incipit di una notizia scritta in una lingua arcaica, anche se quelle parole riecheggiano in un tempo lontano. Arrivano dagli alpeggi, nei periodi nel quale il bestiame non c’era e allora gli uomini, ma anche le donne, si sfidavano a Tsan, antico e popolare sport di squadra tipico della Valle d’Aosta. Una sorta di antico baseball o, per i fans di Harry Potter, di un Quidditch dove non ci sono pluffe, bolidi o boccini d’oro, non si vola a cavallo di una Nimbus 2000, ma i piedi sono ben saldi a terra, come ben sanno i valdostani.

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Tradizioni che non si perdono

Lo tsan, insieme al palet, rebatta e fiolet, fa parte degli sport tradizionali valdostani ed è inserito nella Fédérachon Esport de Nohtra Téra, che regola l’attività delle squadre che partecipano ai campionati primaverili e autunnali che si svolgono in una specifica zona della Valle d’Aosta, tra Montjovet e Aosta, in Val d’Ayas e in Valtournenche.  La federazione nasce nel 1974, ma notizie di questo gioco si hanno fin dal 1920 e dal 1948 vengono disputati campionati regionali regolari.

Coordinazione, intuito, velocità, precisione, buoni riflessi, sono le caratteristiche che deve avere un giocatore di tsan e soprattutto pazienza, ma quella è parte del Dna di questi montanari silenziosi. Un campo che è già spettacolare di suo, immerso nel verde e nel silenzio delle montagne, le cui cime alpine sono ipotetiche tribune dalle quali aquile e stambecchi seguono da quasi un secolo queste sfide che durano anche cinque e sei ore.

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Un giocatore di tsan in azione – photo credits www.fentvda.it

Partite quasi infinite

Le squadre che si affrontano sono composte da 12 giocatori e la partita si svolge in quattro fasi, dette battià o bacchià. La partita prende il via con il lancio del pallino, lo tsan appunto,  che viene colpito con una lunga mazza dopo averlo posizionato su una pertica. Gli avversari devono cercare di intercettare il tiro attraverso delle palette di legno (pilon o boquet) che possono essere anche lanciate in aria per raggiungere lo scopo. In base a quanti lanci buoni ovvero arrivati nel campo e non intercettati un giocatore riesce a fare, vengono calcolati quanti lanci avrà a disposizione nella seconda fase della gara. La squadra che attaccava, ora passa in difesa e lascia spazio agli avversari. Qui qualcosa del baseball si ritrova.. Nella seconda fase i lanci detti bone devono essere convertiti in metri  e lo si fa con con un’altra modalità di tiro. Ogni giocatore accumula metri che alla fine vengono sommati dando un risultato di squadra. La squadra che ha un vantaggio di almeno 40 metri sull’altra, vince.

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Le vette alpine come spalti maestosi

Come avviene per le centinaia di giochi antichi e tradizionali che fanno parte della storia di ogni paese, spesso le regole sembrano alquanto arzigogolate, ma per chi fin da piccolo ha iniziato a giocarci e’ come andare in bicicletta. A monte, e qui è proprio il caso di dirlo, resta il fascino dei suoni antichi, delle storie e leggende cha accompagnano le sere intorno al fuoco, come quella volta che la partita dovette essere sospesa per il buio e conclusa la settimana seguente.  Chatillon, Verrayes, Quart, Challand-St-Anselme, alcune delle squadre che si sfidano a 1600 metri di altezza, in prati che spesso sono racchiusi tra ruscelli e circondati da vette innevate. Seduti intorno tifosi e turisti che una passeggiata in montagna ha fatto arrivare fino lì. Accanto a loro c’è chi prepara gli attrezzi di gioco e segue il volteggiare dello tsan. In alto l’aquila e lo stambecco, silenziosi, tifano per l’una o l’altra squadra, ma non lo dicono.

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