Contrattura o strappo muscolare? Ecco la differenza

Contrattura o strappo muscolare: qual è la differenza?

Contrattura o strappo muscolare? Tante volte usiamo i due termini in maniera sbagliata confondendo la differenza tra contrattura o strappo muscolare sia per sintomi, che per dolore, prognosi e tempo di ripresa della propria attività sportiva. Scopriamo allora le differenze in fatto di infortuni muscolari con l’aiuto della fisioterapista Valentina Liquori.

Attività sportiva: qual è la differenza tra contrattura o strappo muscolare?

“Sono due stadi diversi di una lesione muscolare, differenti sia per sintomatologia che per tempistiche di guarigione e di ripresa dell’attività sportiva”, precisa la fisioterapista: “Con una contrattura posso continuare ad allenarmi, con uno strappo è necessario sottoporsi ad una visita per classificare il danno e fare esami adeguati. Insomma, non si fa diagnosi da sé di uno strappo muscolare. È il medico che mi dice che lesione ho avuto, quale sia la prognosi, la tempistica di riposo e quella di ripresa”.

Che cos’è una contrattura ai muscoli?

“Quello che erroneamente chiamiamo un nervo accavallato e che al tatto ci sembra una nocciolina o un cordone sul muscolo è una contrattura”, ci spiega la dottoressa: “Si tratta di una lesione muscolare causata da meccanismi complessi di autodifesa che si sviluppano nell’ambito del muscolo colpito o nell’apparato locomotore”. Non sarà difficile rendervi conto che avete una contrattura: “Si manifesta con la comparsa di dolore localizzato, abitualmente a distanza dall’attività sportiva, poche ore dopo per esempio o nei giorni successivi. L’insorgenza del dolore viene imputata all’aumento del tono del muscolo ed è quindi dovuto ad un affaticamento o a un uso scorretto del muscolo contratto”. Non c’è dunque una lacerazione in questo caso e le fibre muscolari risultano non rotte ma, se così possiamo dire, “accorciate”.

Che cos’è uno strappo muscolare?

Lo strappo è ben diverso dalla contrattura: “È una lacerazione muscolare che si manifesta con un dolore acuto durante un’attività sportiva specifica, dove le fibre muscolari risultano lacerate”, spiega Liquori: “Alla lacerazione si associa perdita di sangue, attraverso un livido sulla cute, diverso a livello di estensione e localizzazione e proporzionale alla lesione che c’è stata”. Ma esistono strappi di tipologie e gravità differenti: “Lo strappo che viene classificato di primo grado, ovvero lieve, con poco danno strutturale e poche fibre coinvolte, dà una piccola emorragia e prevede una guarigione in tempistiche brevi. Uno strappo muscolare di secondo grado crea invece una significativa perdita funzionale, uno di terzo grado addirittura significa una rottura completa, con accorciamento dei monconi muscolari ed eventuale necessità di asportazione del sangue per ridurre l’ematoma, e può richiedere un intervento chirurgico”.

Posso capire da solo se ho uno strappo o una contrattura?

“La contrattura la evidenzio se andando a toccare il muscolo ho la sensazione al tatto di una nocciolina. Il dolore poi è a distanza, sia dell’attività sportiva che di un movimento brusco, per esempio se col braccio mi allungo per prendere qualcosa. Lo strappo invece crea un dolore acuto, porta anche a un’impotenza funzionale, quindi a non riuscire ad eseguire un movimento come fare una pedalata o dare un calcio al pallone”, spiega Liquori.

Come prevenire uno strappo o una contrattura?

“Chi fa attività sportiva deve sempre fare riscaldamento prima, con movimenti delicati e lenti oppure un massaggio, ultimamente ad esempio sono tanti gli sportivi che in preparazione fanno anche la Tecar”, ci dice Liquori. “Dobbiamo mantenere una buona motilità di muscoli e articolazioni anche con un defaticamento dopo l’allenamento e attraverso lo stretching. Non dimenticate il riposo: non si può lavorare 7 giorni su 7, penso ai ciclisti che di solito nel loro allenamento sportivo fanno giornate a massimo carico e poi altre con ritmi più bassi, è fondamentale”, suggerisce. Riposo naturalmente non vuol dire stare sdraiati sul divano, ma fare attività con un impatto minore a livello di fatica e impegno dei muscoli.

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