Coronavirus: come disinfettare bene le superfici e quali sono i materiali più a rischio

come disinfettare bene le superfici

Come disinfettare davvero bene le superfici per evitare il contagio da Covid-19? E quali sono i materiali su cui il nuovo Coronavirus riesce a sopravvivere più a lungo? Si tratta di due domande molto gettonate in questo periodo in cui ognuno di noi cerca di fare più che può per proteggersi dal contagio.
Il nuovo Coronavirus si diffonde principalmente da persona a persona tramite le “goccioline” che fuoriescono da naso e bocca. Queste particelle, però, possono anche sopravvivere sulle superfici, ed è per questo che è fondamentale lavarsi spesso le mani e non toccarsi il viso. Inoltre molti di noi, per ridurre al minimo il rischio di contagio, hanno preso l’abitudine di igienizzare gli oggetti che provengono dall’esterno: le confezioni degli alimenti dopo la spesa, lo smartphone, i pacchi del corriere e così via. Secondo l’US Centers for Disease Control and Prevention (CDC), bisognerebbe disinfettare anche le maniglie delle porte e degli armadi, il rubinetto e tutto ciò che tocchiamo con maggior frequenza. Queste pratiche non sono decisive per evitare di ammalarsi (i comportamenti chiave rimangono la mascherina e la distanza), ma possono abbassare il rischio. A tal proposito va specificato che c’è una bella differenza tra pulire una superficie e disinfettarla. E per disinfettare in maniera efficace un materiale non si deve avere fretta, dato che il composto (spesso a base alcolica) ci mette un po’ prima di eliminare il virus.
Cerchiamo ora di capirne di più: continuate a leggere qui sotto.

Come disinfettare bene le superfici: i passi da seguire

Per capire come disinfettare bene le superfici, riducendo di conseguenza il rischio di contagio, ci siamo affidati alle indicazioni di un esperto: Cory Chalmers, CEO di un famoso servizio di pulizia professionale (Steri-Cean) specializzato nella pulizia a rischio biologico di siti contaminati da malattie infettive. Il suo team, ormai da un mese, si dedica esclusivamente alla pulizia di luoghi contaminati dal nuovo Coronavirus. Chalmers, intervistato dal Business Insider, ha svelato un po’ di trucchi utili da sfruttare in questo periodo in cui serve molta attenzione anche nelle più banali azioni quotidiane. Innanzitutto, bisogna specificare la differenza tra pulire e disinfettare: nel primo caso, si lava una superficie con acqua e sapone; nel secondo caso, invece, si applica una sostanza chimica (un disinfettante) per uccidere i germi. Quando vogliamo disinfettare qualcosa dobbiamo armarci di pazienza:

“Molte persone spruzzano il disinfettante su una superficie e la puliscono subito con un panno. Ma così non stai permettendo al disinfettante di fare il suo lavoro. Le superfici sporche sono rivestite da gruppi di germi chiamati biofilm, i quali resistono ai disinfettanti. Questi germi devono essere rimossi con acqua e sapone prima che una sostanza chimica possa eliminare efficacemente virus o batteri persistenti”.

Secondo Cory Chalmers, come primo step è necessario mettere del sapone su uno straccio, piegarlo in quattro parti e passarlo sulla superficie che vogliamo pulire, cambiando faccia del panno ogni tanto: così elimineremo il biofilm batterico e lasceremo indietro solo i germi residui. A questo punto bisogna buttare via (o mettere da lavare) lo straccio e spruzzare del disinfettante per superfici (meglio se presidi medico-chirurgici) sopra l’area da igienizzare. Per quanto tempo deve rimanere il disinfettante prima di uccidere i germi? Alcuni prodotti impiegano 30 secondi e altri 10 minuti: dipende da cosa c’è scritto sull’etichetta. Se non avete del disinfettante, va bene anche dell’alcol misto acqua. Infine asciugate l’area con un nuovo panno pulito.
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I materiali più ospitali per il nuovo Coronavirus

Secondo uno studio dell’Università di Hong-Kong, il nuovo Coronavirus resiste fino a due settimane in un ambiente in cui ci sono dai 4° in giù, ma solo un giorno con una temperatura pari o inferiore ai 37°. Altre ricerche sostengono che le alte temperature e l’umidità siano in grado di ridurre il rischio di contagio. Mettendo assieme due importanti studi (il primo è pubblicato sul New England Journal of Medicine, il secondo su The Lancet Microbe), inoltre, possiamo avere un quadro dei materiali su cui il virus sopravvive, spesso mantenendo cariche virali pericolose, più a lungo. Le seguenti informazioni hanno come riferimento una temperatura di circa 21-22° e un’umidità del 50%:

  • Carta: 3 ore
  • Monete: 4 ore
  • Cartone: 24 ore
  • Legno: 2 giorni
  • Stoffa: 2 giorni
  • Acciaio: 2-3 giorni
  • Polipropilene: 3 giorni
  • Vetro: 4 giorni
  • Carta moneta: 4 giorni
  • Parte esterna delle mascherine chirurgiche: 7 giorni

Dunque il vetro e la carta moneta sono i materiali più “ospitali” per il nuovo Coronavirus. Ovviamente dipende anche dalla temperatura e dall’umidità, e in futuro potrebbero arrivare altre ricerche caratterizzate da numeri differenti. Inoltre non abbiamo ancora abbastanza informazioni per capire quando il virus (anche se sopravvive su una superficie) perde la sua carica virale che ci può infettare. Ecco perché Chalmers sostiene che, nel dubbio, è sempre meglio pulire e disinfettare ciò che proviene dall’esterno.
(Foto di copertina: veerasantinithi / Pixabay)

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