“Nessun contagio da Coronavirus nei bar, ristoranti e supermercati”: il primo studio sul campo alimenta il dibattito sul lockdown

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Nessun contagio da Coronavirus nei bar, ristoranti e supermercati: è il risultato di un importantissimo studio (il primo davvero sul campo) condotto da un team di esperti guidato da Hendrik Streeck, scienziato berlinese di fama mondiale e direttore dell’Istituto di virologia e di ricerca sull’HIV presso l’Università di Bonn.
L’esito di questa ricerca, condotta all’interno del principale focolaio tedesco, illustra che per ammalarsi di Covid-19 bisogna stare a contatto ravvicinato (e per un lungo periodo di tempo) con un soggetto positivo: nessun caso avrebbe origine nei luoghi pubblici come ristoranti, parrucchieri, bar o supermercati. Dallo studio è quindi emerso che il nuovo Coronavirus è particolarmente sensibile all’essiccamento, infatti difficilmente rimane “vivo” (con una carica virale) sulle superfici che andiamo a toccare. A questo punto si alimenta il dibattito: prolungare la chiusura delle attività commerciali è la scelta giusta? Oppure bisogna puntare tutto sull’isolamento e sulla sorveglianza dei singoli casi?
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Nessun contagio da Coronavirus nei bar, ristoranti e supermercati del principale focolaio tedesco

L’esito di questa ricerca è in linea con la situazione di Wuhan, dove quasi tutti i casi erano legati a clusters familiari. Inoltre rispecchia ciò che sta succedendo in Italia, specialmente in Lombardia (la regione nettamente più colpita): i contagi avvengono prevalentemente in famiglia, in ospedale, nelle RSA e nelle case di riposo, ossia in tutti i luoghi dove c’è un rapporto stretto e continuo tra le persone. Lo studio è consistito in una serie di sondaggi e analisi nelle case della città di Heinsberg, la “Codogno tedesca” che fino a tre giorni fa contava più di 1600 casi. Cosa è emerso dai risultati? Ogni singolo caso sarebbe stato ricondotto a contatti stretti in cui ci si trasmette le famose “goccioline”, mentre nessun contagio avrebbe avuto origine dalla frequentazione di luoghi pubblici come ristoranti, parrucchieri, bar e supermercati. Hendrik Streeck, intervistato da ‘RTL Today’, ha affermato che non è stata trovata alcuna traccia (pericolosa) di virus su maniglie, telefoni, bagni pubblici e così via:

“Quando abbiamo prelevato campioni da maniglie delle porte, telefoni o servizi igienici, non è stato possibile coltivare il virus in laboratorio sulla base di questi tamponi. Non vi è alcun rischio significativo di contrarre la malattia quando si fa shopping. I gravi focolai di infezione sono sempre stati il ​​risultato di persone più vicine tra loro per un periodo di tempo più lungo, ad esempio durante le feste après-ski a Ischgl, in Austria”.

“Per contagiarsi serve un contatto stretto e ravvicinato con un soggetto positivo”

La trasmissione attraverso il contatto di superfici contaminate, dunque, sarebbe altamente improbabile. Ad affermarlo non è una ricerca qualsiasi, bensì il primo studio condotto sul campo. La sua rilevanza è significativa e potrebbe contribuire a cambiare la prospettiva del governo tedesco. Il lockdown totale è un’arma fondamentale per non far collassare il sistema sanitario, ma una volta raggiunto questo obiettivo ha senso prolungarlo ulteriormente? Oppure bisogna puntare tutto sull’isolamento e sulla sorveglianza dei singoli casi (com’è avvenuto in Corea del Sud, dove stanno contenendo in maniera molto efficace la pandemia)?

“Per prendere il virus sarebbe necessario che qualcuno tossisca sulla sua mano, toccasse immediatamente una maniglia della porta e poi subito dopo un’altra persona afferrasse la maniglia e continuasse a toccarsi il viso”.

Hendrik Streeck ha poi annunciato che presto condurrà un altro studio su un campione di 1000 persone contagiate. I risultati della nuova ricerca, se dovessero confermare quelli della prima, potrebbero rivelarsi fondamentali per capire come agire una volta terminati i vari lockdown. Non solo in Germania, ma anche in Italia, in Europa e nel mondo:

“È importante ottenere questi dati per assicurarsi che le decisioni vengano prese sulla base di fatti, piuttosto che di ipotesi. I dati dovrebbero servire come base di informazione per il governo, in modo che possano poi pensare a come agire successivamente. Le persone potrebbero perdere il lavoro. Potrebbero non essere più in grado di pagare l’affitto e rimanere in casa per troppo tempo: un’abitudine che può portare all’indebolimento del sistema immunitario. L’obiettivo non è un completo contenimento del virus. Dobbiamo sapere quali sono i limiti di capacità dei nostri ospedali. Quante infezioni sono troppe? Cosa dicono i medici delle terapie intensive?”

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L’opinione del patologo Guido Silvestri

L’autorevole patologo italiano Guido Silvestri, direttore della Divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center e membro dell’Emory Vaccine Center, ha commentato con ottimismo lo studio di Streeck nel focolaio tedesco, spiegando che il nuovo Coronavirus contagia così tanto perché c’è poca immunità tra la popolazione. Questo un estratto del suo ultimo post su Facebook:

“Hendrik è un leader della ricerca su COVID-19 in Germania, ed ha esaminato le modalità di trasmissione del virus in mille persone infettate ad Heinsberg. Il risultato, molto interessante, è che ogni singolo caso può essere ricondotto a contati stretti (famiglia, convivenza, ospedali, case di riposo) mentre NESSUN CASO viene da ristoranti, parrucchieri, supermercati e negozi vari. Come dice il grande Lopalco, questo virus contagia molto non perché sia diabolicamente infettivo, ma perché trova moltissimi suscettibili (in altre parole: c’è poca immunità tra la popolazione)”.

(Foto di copertina: Pexels / Pixabay)

 

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