Tutti pazzi per la bici, ma l’Italia è pronta a gestire il boom dei ciclisti?

lamentele, traffico, gestione del boom: come è cambiata l'Italia in bici e quali sono i problemi da affonrtare

Tutti pazzi per la bici, ma l’Italia è pronta a gestire il boom dei ciclisti? Non sembra, per ora.
La pandemia da Coronavirus è riuscita a dare alla mobilità sostenibile un impulso mai visto prima d’ora. Il bonus bici ha incentivato l’acquisto di oltre 650mila veicoli ecosostenibili e la rivoluzione delle bike lane (circa 200 nuovi chilometri nel 2020) ha reso l’Italia il paese europeo dove l’uso della bicicletta è cresciuto maggiormente rispetto agli anni pre-Covid.
Soprattutto nelle grandi città, il ricorso alla bici durante gli spostamenti quotidiani è vertiginosamente aumentato e ha toccato livelli record. Basti pensare che a Milano – la città che ha spinto con più decisione verso una riformulazione della mobilità urbana in favore dei mezzi green – si è verificato un incremento dei ciclisti urbani impressionante e ben visibile ad occhio nudo.

Pubblicità

Tutti pazzi per la bici, ma l’Italia è pronta a gestire il boom dei ciclisti?

Lungo le principali arterie milanesi non è raro vedere sciami di ciclisti a qualsiasi ora del giorno, anche quando il meteo non è dei migliori. Qualche numero a supporto:

  • Nel tratto da Porta Venezia a via Senato, nelle giornate lavorative del 2020 i ciclisti sono aumentati del 77% rispetto al 2019 (dati FIAB).
  • In corso Buenos Aires, nelle giornate lavorative del 2020 i ciclisti sono aumentati del 122% rispetto al 2019 (dati FIAB).
  • In corso Buenos Aires, nel novembre del 2019 le bici erano il 5% e le auto il 75%; nel novembre 2020 le bici erano il 18% e le auto il 65% (dati Comune di Milano).
  • In corso Buenos Aires, ad aprile 2021 sono passate 6892 bici al giorno: 7,2 al minuto (dati Comune di Milano).

L’equazione è semplice: più ciclabili (corsie o piste) significano più sicurezza e più gente in bicicletta. E corso Buenos Aires – arteria della città di Milano che collega la periferia al centro – è stato non casualmente uno dei tratti coinvolti nell’ambizioso piano comunale delle nuove bike lane. Insomma, la bicicletta è (finalmente) sempre più in voga ed è destinata a crescere ancora. Tuttavia, laddove si verificano cambiamenti repentini è molto probabile che nascano delle inevitabili problematiche.

La gestione del traffico

Alcune zone d’Italia, nel giro di neanche un anno e mezzo si sono ritrovate letteralmente invase da ciclisti, tant’è che (paradossalmente) si è arrivati a pensare: “Ma non sono troppi, questi ciclisti?”. La risposta è no, non sono mai troppi. Ma vanno gestiti. Un “happy problem”, verrebbe da definirlo, ma “problem” rimane e come tale va affrontato. Quello della gestione del flusso crescente di ciclisti (nei centri urbani e negli snodi turistici) sta diventando un vero e proprio tema.
Per capirci, sui social stanno arrivando numerose segnalazioni che testimoniano quanto l’Italia, sotto certi aspetti, sia stata colta impreparata da questo “boom” della mobilità sostenibile. Partiamo con una foto – pubblicata su un gruppo Facebook di appassionati di cicloturismo – che mostra centinaia di biciclette in coda all’isola del Tronchetto in attesa dell’imbarco nel Ferry Boat per il lido di Venezia.

Le lamentele dei ciclisti

Proseguiamo con le (lecite) lamentele dei ciclisti che vanno ai “drive through” per i tamponi o i vaccini anti-Coronavirus e si ritrovano delle infrastrutture e del personale totalmente impreparati ad accogliere chi si reca in quei luoghi guidando un mezzo diverso dall’automobile (nonostante non ci sia nessun divieto esplicito di uso delle bici).

Treni e bici

Un altro esempio potrebbe riguardare il fatto che Trenord, società che gestisce il trasporto ferroviario della Lombardia, continua a fare di tutto per mettere i bastoni tra le ruote dei ciclisti che vogliono caricare i mezzi sui treni. E ancora: nelle grandi città mancano i parcheggi per le biciclette. Una lacuna che prima del Covid passava sottotraccia ma che ora è venuta a galla, e il risultato è che le bici vengono parcheggiate letteralmente ovunque, intralciando il passaggio dei pedoni.
Chi scrive, inoltre, si è più volte imbattuto in incidenti sfiorati o furiose liti sulle bike lane milanesi tra il ciclista urbano spavaldo e il ciclista urbano lento e impacciato. Perché sì, sulle corsie ciclabili del centro di Milano ci sono talmente tante bici che, a volte, si creano degli ingorghi degni della circonvallazione alle 6.30 del pomeriggio.

Manca una cultura ciclistica

La sensazione è che l’aumento del numero di ciclisti si stia scontrando con l’assenza di “cultura ciclistica” nel nostro paese, che si traduce in: infrastrutture inadeguate ad accogliere flussi così consistenti; neofiti della bicicletta che circolano per le città senza aver chiare le regole per rispettare gli altri e proteggere sé stessi; pedoni e automobilisti nervosi davanti agli sciami di ciclisti nelle città; ciclisti che continuano ad avere la percezione di essere gli elementi più deboli e bistrattati della strada.

Come affrontare il boom dei ciclisti

E allora, come gestire al meglio l’aumento del numero di ciclisti? Una risposta giusta e univoca non esiste. Innanzitutto, bisogna dare tempo alle persone di abituarsi a questo cambiamento così importante e destinato ad assumere dimensioni ancora più consistenti. È normale, all’inizio, essere destabilizzati dinnanzi a una novità. Una novità morbosamente cercata dalle istituzioni, ma che le istituzioni stesse non si aspettavano si concretizzasse così rapidamente. Il Governo, le autonomie locali e le amministrazioni comunali non devono trattare il ciclista come un elemento di “Serie B”.
Trenord che vieta il trasporto di biciclette non pieghevoli sui suoi treni regionali, il Ferry Boat che non ha spazi adeguati per i ciclisti, i centri vaccinali “drive through” che accettano le moto e gli scooter ma non le biciclette: sono tutti esempi di lacune organizzative, culturali e strutturali che discriminano chi si muove in bicicletta. Qui il rischio non è solo quello di gestire in modo approssimativo l’incremento dei ciclisti, ma di disincentivare le persone a spostarsi pedalando.

Campagne di sensibilizzazione sulle regole da rispettare

Il mondo sta cambiando e non è più accettabile che non si possa caricare la bici in treno o che non si riesca a trovare un punto ad hoc per parcheggiare la bici in città. Un’altra strada per affrontare con spirito proattivo questa “rivoluzione della mobilità” potrebbe essere la promozione di campagne di sensibilizzazione sulle regole da rispettare in bicicletta: tante persone che hanno iniziato a muoversi in bici da poco sono completamente spaesate, e l’impressione è che questo lato del problema sia sottovalutato dalle istituzioni. E infine, si arriva sempre qui: nelle grandi città bisogna disincentivare in ogni modo l’uso delle automobili, fornendo alle persone delle alternative (con la “A maiuscola) per potersi muovere in maniera sostenibile, veloce e sicura. Come? Ispirandosi al progetto di ZTL allargata della Sindaca di Parigi, aumentando ancora i chilometri di ciclabili e incentivando le persone a muoversi in bicicletta (con il bike-to-work, ad esempio).
[Photo by Flickr / Comune di Milano]

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità