Passeggiare non è camminare: le differenze

passeggiare non è camminare le differenze

Passeggiare non è camminare. Non che sia sbagliato, anzi. Soprattutto di questi tempi di lockdown, in cui abbiamo perso molte delle occasioni di “movimento” nelle nostre giornate, fosse solo affrettarsi dall’autobus all’ufficio, o accompagnare i figli nelle loro attività, va benissimo anche passeggiare. Cosa che in tantissimi hanno cominciato a fare da quando le zone rosse e arancioni hanno istituito la differenza tra attività sportiva e attività motoria, confinando la seconda nei dintorni di casa o all’interno del proprio Comune. E allora in assenza della possibilità di fare una gita fuori porta, una scampagnata, una giornata in montagna o altro (oltre che di fare molti sport), in tantissimi abbiamo riscoperto il piacere di passeggiare per le vie delle nostre città e paesi. Ma passeggiare non significa camminare, e se ci sono comunque non pochi benefici per il corpo (ma soprattutto per la mente) non bisogna aspettarsi dei miracoli solo perché la domenica dopo il pranzo e il caffè andiamo a fare una passeggiata anziché sprofondare nel divano.

Spesso leggiamo quanto siano miracolosi i benefici del camminare. Tonifica i muscoli, fortifica le ossa, mantiene giovani le articolazioni, migliora cuore e polmoni, fa dimagrire, accelera il metabolismo, migliora la memoria, migliora la creatività, rende la pelle splendida, favorisce la digestione, regolarizza l’interstino, riduce il rischio di cancro e chi più ne ha più ne metta. Tutto vero, indiscutibile. Siamo nati per muoverci, non per stare seduti davanti a un computer. Non a caso le persone più longeve del mondo non vanno in palestra e non si allenano ma hanno una vita naturalmente attiva. Ma passeggiare mezz’oretta nel fine settimana magari parlando al telefonino non fa miracoli. Ed è bene non aspettarseli. Perché un conto è passeggiare, e un altro camminare nel vero senso della parola.

Una passeggiata agisce più a livello mentale che fisico. Ed è utile, molto utile, anche quello. Passeggiare attiva specifiche onde cerebrali che sono connaturate al pensiero, riflessivo, analitico o immaginativo che sia. passeggiare acuisce i sensi, e fosse anche al parco sotto casa è sempre meglio che stare nel chiuso di casa sul divano: la luce naturale, i riflessi dei colori delle piante, l’aria fresca, i rumori e gli odori della natura sono tutti stimoli per la produzione di endorfine, gli ormoni della felicità e del buonumore. E sì, una passeggiata è un’ottima soluzione contro lo stress, magari al termine di una dura settimana di lavoro in smart working. Tutto benessere mentale necessario e indispensabile. Ma da una passeggiata nel weekend non bisogna attendersi i miracoli in termini di benefici fisici. Non si bruciano chissà quante calorie, al massimo si digerisce il pranzo. Cuore e polmoni non lavorano più che quando si fa la spesa al supermercato. Idem i muscoli e le articolazioni. Per evidenti e apprezzabili benefici per tutto questo occorre camminare. Che è un’altra cosa dal passeggiare.

Quindi i famosi 10.000 passi al giorno di cui tutti parlano? Quello è un obiettivo di movimento anche molto sfidante, perché 10.000 passi in un giorno significano più o meno 7 km. E per camminare 7 km al giorno serve quasi un’ora e mezza, che non tutti hanno sempre a disposizione. Certo chi non svolge un lavoro sedentario potrebbe sorprendersi a scoprire che quei benedetti 10.000 passi al giorno li fa praticamente senza accorgersene (è la sorpresa maggiore per chiunque si sia dotato di un contapassi, che non è precisissimo, o di un activity tracker con Gps, che invece è molto più preciso). Ma anche in questo caso stiamo parlando di movimento, e non di camminare nel vero senso del termine. Per la camminata possono invece valere i parametri dell’OMS, cioè di 150 minuti di attività a settimana (per adulti e anziani, a intensità moderata).

Camminare è una vera e propria attività. Attività motoria se non propriamente sportiva. Ma attività di intensità moderata. C’è chi la chiama camminata sportiva, chi camminata fitness, chi FitWalking (che è un’attività molto specifica con tanto di marchio registrato) chi Nordic Walking (idem come la parentesi precedente) e in mille altri modi. Ma comunque la si voglia chiamare è un’altra cosa rispetto al passeggiare. Intanto perché si tratta di camminare a un ritmo più spedito, idealmente di almeno 6 km/h (meno è proprio passeggiata) se non anche 7 (oltre si comincia a correre). E a questo ritmo sì che cuore e polmoni “lavorano” davvero. Non da dare affanno, ma a un livello tale da produrre benefici a breve, medio e lungo termine. A questo ritmo poi cambia anche il modo in cui si cammina: il passo si allunga un po’, si appoggia di più il tallone e si fa una bella rullata con tutto il piede fino a spingere con le punte. Questa “tecnica” favorisce la tonificazione dei muscoli, il rinforzo delle ossa, la salute di tendini e articolazioni (perché lavorano al meglio ma senza traumi) e soprattutto stimola la circolazione del sangue di risalita dagli arti inferiori al cuore.  E non solo gli arti inferiori, perché a quel ritmo anche le braccia si muovono e il busto di conseguenza deve coordinare il tutto.

A questo punto metti tutto assieme – muscoli e tendini, ossa e articolazioni, cuore e polmoni, fiato ed energie bruciate – fallo per mezz’oretta ogni giorno (o un’oretta a giorni alterni) con un po’ di costanza e allora sì che vedrai tutti i benefici che ti aspetti. E sarà chiaro anche che passeggiare non significa camminare.

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