Impianti chiusi e niente sci: cosa fare in montagna questo inverno?

Impianti chiusi e niente sci: cosa fare in montagna?

Impianti chiusi e niente sci: lo ha detto il premier Giuseppe Conte, e si prospetta un Natale senza la possibilità di sciare. Molto dipenderà dal prossimo DPCM, in vigore dal 4 dicembre, ma l’indicazione sembra chiara anche a livello europeo: anche Macron (Francia) e Merkel (Germania) spingono per un accordo tra le regioni alpine affinché nelle vacanze di Natale gli impianti di risalita rimangano fermi e non sia concesso di sciare. Accordo al quale si oppone l’Austria (che ha già riaperto alcune località come Ischgl) e soprattutto la Svizzera, che non è parte dell’Unione Europea e aspetta gli sciatori italiani a braccia aperte (come spieghiamo in questo pezzo).
Ma quindi impianti chiusi e niente sci significa che non si potrà andare in montagna sulla neve? No, non è detto e appunto dipenderà dal DPCM del 4 dicembre: in ballo ci sono gli spostamenti dentro le regioni e tra regioni in funzione dei ricongiungimenti famigliari e dell’accesso alle seconde case. E se la Federazione dei Medici ha ribadito che a Natale le piste devono rimanere chiuse senza dubbio, perché “il problema non è sciare, è quello che avviene durante le vacanze“, potremmo trovarci nella situazione in cui il Governo consente gli spostamenti dentro e tra le regioni ma non l’apertura degli impianti di risalita. Ed è su questa possibilità che si è avviluppata tutta la questione tra le (economicamente legittime) posizioni degli impiantisti rappresentati da ANEF e ciò che il DPCM consentirà realmente: e cioè che la montagna in inverno si identifichi totalmente con lo sci alpino. Una posizione che non sapremmo esprimere meglio di quanto fatto da Reinhold Messner in un’intervista a Repubblica:

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«Negli ultimi decenni scontiamo una narrazione dell’inverno falsa e interessata. Si riducono la montagna, la neve e il turismo all’industria degli impianti di risalita e ai caroselli sciistici. Non si può concludere che senza piste da discesa aperte si vieta alle persone di rigenerarsi nella natura alpina».

Le parole da sottolineare sono “rigenerarsi nella natura alpina“. Qualche anno fa venne creato un nuovo acronimo, quello di SLONS, snow lovers no skiers. Persone che amano la montagna, in particolare la montagna in inverno con la neve, ma non necessariamente sono sciatori. O più precisamente: non sono sciatori in pista. Cioè esiste un’altra montagna invernale, un’altra neve, che da qualche anno è in crescita costante (si stima rappresenti 1/4 dei frequentatori della montagna invernale) e che potrebbe rappresentare la vera alternativa, tutta da scoprire, di questa stagione invernale sulla neve.

Gli sciatori “alpini” da pista potrebbero scoprire lo scialpinismo (e gli appassionati di snowboard lo splitboard): non è esattamente la stessa cosa ovviamente, e c’è una questione legata alla sicurezza in fuori pista da tener sempre ben presente e non improvvisare. Serve attrezzatura specifica per la sicurezza (brevemente: uno zaino antivalanga e la dotazione di ARVA, pala e sonda nell’eventualità di una valanga) e soprattutto la guida esperta di un professionista della montagna in grado di interpretare le condizioni della neve e del meteo. Ma detto ciò salire con le pelli e la sola forza delle proprie gambe per poi scendere con gli sci ai piedi è un ritorno alle origini dello sci che attrae sempre più persone. Scialpinismo e splitboard sono attività sportive individuali, del tutto analoghe a quelle consentite in città anche in zona rossa, e chi vive nelle località di montagna le sta già praticando. Se sei interessato puoi cominciare a farti un’idea sullo scialpinismo da questo nostro decalogo. E qui invece alcune informazioni sullo splitboard.

Gli stessi sciatori alpini in “crisi d’astinenza” potrebbero anche (ri)scoprire lo sci di fondo. Chiaro che non è esattamente la stessa cosa, ma le piste sono spesso nel fondo valle, accessibili senza ricorrere agli impianti, talmente estese da consentire naturalmente il distanziamento e il rispetto delle norme anti-contagio. Al netto dell’attrezzatura specifica (su cui puoi farti un’idea qui) se sai sciare ti basta poche indicazioni per divertirti anche con lo sci di fondo. E anche se non sai sciare è un’attività più accessibile dello sci alpino, almeno per cominciare a muoversi sulle piste più semplici, senza velleità agonistiche ma per il solo piacere di farlo stando nella natura.

Poi ci sono le ciaspole, o racchette da neve, che si possono interpretare in modi molto diversi tra loro. La Ciaspolada, che si tiene ogni anno in Val di Non, è l’evento che incarna la versione più sportiva delle escursioni con le racchette da neve. Tirando un po’ il concetto per la giacca, una specie di trail running con le racchette da neve. Ma le ciaspole sono anche esplorazione e avventura, e in questo rientrano a pieno diritto nelle attività di fuori pista: anche in questo caso il consiglio è quello di dotarsi dell’attrezzatura di sicurezza e farsi accompagnare da una Guida Alpina che conosce il territorio, le condizioni della neve e le tecniche di salvataggio. Ma c’è anche una versione più “leisure” delle ciaspole, quella sui percorsi predisposti, sicuri e segnalati. che è l’escursionismo in versione invernale, da affrontare ciascuno con il proprio ritmo, nel silenzio dei boschi e degli ambienti alpini invernali, in modo lento, rispettoso della natura e slow. Se non avete mai provato le ciaspole potete farvi un’idea di cosa serve e come fare partendo da questo articolo.

Molte località alpine in inverno approntano anche dei percorsi per passeggiare nella natura innevata: è un’usanza che arriva dai paesi germanici, chiamata Winterwanderwege. È rilassante, piacevole, rigenerante e alla portata di tutti, dalle persone anziane alle famiglie con bambini: bastano un paio di buone scarpe invernali, che tengono i piedi caldi e asciutti e con una buona suola che non scivola sulla neve, abbigliamento invernale, e la piacevole curiosità di scoprire l’ambiente montano in inverno. In fondo camminare – sulla neve o meno – è attività motoria, ed è consentita da tutti i DPCM finora emanati.

In montagna, in inverno sulla neve con gli impianti chiusi, si può anche andare in bicicletta. Ovviamente non una normale bicicletta, ci vuole una “fat bike“, che sono quelle specie di MTB con i ruotoni larghi di cui abbiamo parlato qui. Le buone notizie sono due: la prima è che ormai le noleggiano ovunque, generalmente con prezzi accessibilissimi, la seconda che ormai esistono anche a pedalata assistita, cioè elettriche, che è un bell’aiuto senon si è dei pedalatori abituali. Anche in questo caso qualche buon consiglio per cominciare ad andare in fat bike sulla neve lo puoi leggere qui.

Non ovunque, ma ci sono un po’ di località in cui provare anche slittino e sleddog, le gite su slitte trainate dai cani (ne parliamo qui, con anche qualche indicazione su come fare ed eventualmente prendere il brevetto). E poi ancora le slitte trainate da cavalli e in generale la (ri)scoperta della montagna invernale più slow, meno affollata, più intima, meditativa e anche in qualche modo ecologica.

E poi con gli impianti chiusi potrebbe essere la stagione giusta per riscoprire i piccoli borghi di montagna, quelli che di solito bypassiamo sulla strada verso i comprensori sciistici e che invece, per quanto detto, potrebbero rappresentare una piacevolissima sorpresa di questa stagione invernale in montagna segnata dal COVID. Il tutto, ovviamente, a patto che sia garantita la mobilità almeno all’interno delle zone gialle o tra regioni gialle. Altrimenti sì che sarà un inverno con impianti chiusi e niente sci.

Credits photo: it.depositphotos.com

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