Emozioni e sport: la paura di vincere spiegata dalla scienza

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Emozioni e sport sono due cose indissolubili e la cosiddetta paura di vincere ha una base biologica che è stata appena spiegata dalla scienza: dipende da come le emozioni dal cervello influenzano il movimento in campo e guidano le nostre azioni durante una gara. Stress e ansia da prestazione sportiva possono rallentare la prestazione e farci venire la tremarella davanti a un calcio di rigore o a un canestro da segnare nell’ultimo minuto. Uno studio condotto al Salk Institute For Biological Studies (Stati Uniti) ha scoperto cosa potrebbe esserci dietro il fenomeno per cui durante situazioni di stress come una partita di calcio, alcuni atleti non reggono la pressione e finiscono per avere performance sportive scadenti. Insomma il campione che sbaglia regolarmente il tiro decisivo a basket, il goleador solitamente freddo che svirgola la palla davanti alla porta a fine partita lo fanno per una dinamica che la scienza chiama choking, soffocamento. Il circuito delle emozioni del cervello invia segnali unidirezionali al circuito del movimento, di fatto limitandolo.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica eLife, è considerata importante perché potrebbe portare a nuove strategie per il trattamento di disturbi che prevedono movimento interrotto, come il disturbo ossessivo-compulsivo, l’ansia e la depressione. E potrebbe aiutare a migliorare le terapie di recupero da lesioni del midollo spinale. Ma anche aiutare proprio quegli sportivi che ‘cedono’ quando sono sotto pressione.

 

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Come le emozioni agiscono sul movimento

“Per la prima volta è stato trovato un meccanismo che spiega come gli stati emotivi possono influenzare il movimento”, afferma il professor Xin Jin, autore del paper. Secondo lo studio il cuore del meccanismo sta in un’area del cervello chiamata gangli della base, una regione coinvolta nella guida del nostro comportamento. Se in precedenza si credeva che i circuiti cerebrali emozionali e quelli del movimento funzionassero a compartimenti stagni e in modo indipendente, ora si è scoperto che le emozioni esercitano un’influenza propria sul movimento. Dallo studio americano è emerso che i pazienti in condizioni di depressione subiscono una diminuzione del movimento fisico proprio a causa di processi emotivi che vengono interrotti e da uno stato motivazionale scarico.

 

 

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Come funziona il cervello durante lo sport

Per esplorare il modo in cui le informazioni sulle emozioni raggiungono i circuiti di movimento nel cervello, gli scienziati hanno utilizzato una combinazione di tecniche tracciamento genetico e virale all’avanguardia, per comprendere meglio ogni fase della comunicazione neuronale. Hanno così scoperto esiste un percorso di comunicazione a senso unico dal circuito delle emozioni al circuito dei movimenti che passa tramite un’area situata nel profondo del cervello chiamata gangli della base. I gangli basali agiscono da crocevia per il circuito emozionale e vanno a influenzare direttamente il circuito di movimento, finendo per controllare le nostre azioni.
La scoperta importante è che depressione e ansia possono alterare le azioni in modo drammatico, diminuendo o aumentando l’intensità del movimento. Questo spiega perché gli stati emotivi sono correlati ai cambiamenti nel controllo dell’azione nelle malattie psichiatriche. E perché nello sport ad alcune persone tremano le ginocchia in situazioni di stress in campo.

 

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I rimedi contro lo stress in campo

Il consiglio dei ricercatori è che quando ci sentiamo in ansia durante una gara o una partita, la cosa migliore è fermarsi, calmarsi e “lasciare che l’azione si prenda cura di se stessa”. Cosa significa? È un suggerimento generico, ma noi sappiamo che esistono diversi metodi per affrontare l’ansia da prestazione sportiva, che non nasce in campo ma arriva da lontano.

Esistono pratiche yoga e meditazione apposite per liberare la mente dai pensieri e dallo stress. Anche la mindfulness fornisce strumenti utili per creare il ‘vuoto mentale’ utile alle prestazioni sportive (ne parliamo qui). Così come il Tai Chi. Ma in generale lo sviluppo della resilienza, le vie del rilassamento e della motivazione sportiva sono, se non infinite, molto ampie. E in generale, una delle cose migliori per battere l’ansia è una semplice camminata nella natura (lo spieghiamo qui).

 

 

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(foto pixabay/flooy)

 

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