A quattro chilometri da Santa Teresa Gallura, tra pareti di granito levigate da millenni di maestrale e sette piccole valli che scendono verso calette turchesi, Cala Grande custodisce un paesaggio che sembra uscito da un altro pianeta — e una storia di rispetto che vale più di qualsiasi mito romantico.
Sul bordo dell’oceano, a sud di Bordeaux, una montagna di sabbia alta oltre cento metri avanza lentamente verso est, inghiottendo alberi, sentieri e persino vecchie proprietà. La Duna di Pilat non è un paesaggio: è un organismo vivo.
Nel sud dell’Albania, a pochi chilometri da Saranda, una sorgente carsica sgorga dal cuore della roccia con un colore che l’occhio fatica a credere reale. Syri i Kaltër — l’Occhio Blu — è uno di quei posti che rimangono.
Sul promontorio più spettacolare della Calabria ionica sorge una fortezza aragonese che a mareggiata sembra staccarsi dalla terraferma. Dietro le sue mura si nasconde la storia incredibile di un contadino rapito che finì per comandare la flotta del sultano.
A picco sull’Atlantico ma con l’anima del Mediterraneo, la Serra da Arrábida è una catena calcarea che protegge calette di sabbia bianca e vigneti di Moscatel. Un angolo di Portogallo che i lisboeti custodiscono con gelosia, e a ragione.
Un tempo lo chiamavano la Ruta de la Muerte, e il nome non era un’esagerazione. Oggi quel tratto di Andalusia sospeso tra le pareti del Desfiladero de los Gaitanes è radicalmente cambiato — ma le vecchie passerelle diroccate sono ancora lì, visibili sotto i piedi.
Pareti di calcare a strapiombo, acqua che vira dal verde smeraldo al blu cobalto e un silenzio interrotto solo dallo sciabordio di una barca. Il fiume Shala, nel nord dell’Albania, è il posto che nessuno si aspetta di trovare in Europa.