Vuoi dimagrire camminando ma non ci riesci: ecco perché

Vuoi dimagrire camminando ma non ci riesci: ecco perché

Stai cercando di dimagrire camminando ma non ci riesci e non capisci perché. Ma non ti scoraggiare: camminare per dimagrire è possibile, e anzi è uno dei modi più diffusi per perdere rapidamente i chili di troppo, e se non vedi risultati apprezzabili è perché stai sbagliando almeno 1 se non due o tutte e 3 queste cose:

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1. Lo fai troppo poco
2. Lo fai troppo raramente
3. Lo fai troppo piano

Dimagrire camminando: come funziona
Camminare può essere una vera e propria attività sportiva aerobica e, come tale, che utilizza gli acidi grassi a scopo energetico. Cioè per avere l’energia necessaria a camminare si intaccano le riserve di grasso, da cui l’effetto dimagrimento. Questo in linea generale perché poi ogni persona è diversa, e diverso è il consumo calorico e l’utilizzo dei grassi come fonte energetica, e a parità di impegno due persone possono riscontrare risultati anche molto diversi.

1. Dimagrire camminando: lo fai troppo poco
Uno degli errori più comuni di chi cerca di dimagrire camminando ma non ottiene risultati è che lo fa troppo poco. Troppo poco nel senso di durata. Ci sono persone a cui possono bastare anche 20′ di camminata intensa per cominciare a vedere dimagrimento e tonificazione dopo poche settimane e ci sono persone che camminano 1 ora tutti i giorni senza risultati. Questo dipende dall’efficienza metabolica di ciascuna persona, perché l’uso delle riserve di grasso come energia non è uguale per tutti: ci sono persone per cui la metabolizzazione degli acidi grassi inizia dopo pochissimi minuti di attività, e ci sono persone (generalmente quelle meno allenate) per le quali inizia dopo molto decine di minuti di attività. È la tipica situazione del gatto che si morde la coda: sei poco allenato e poco in forma, dovresti fare attività per parecchie decine di minuti ma ti fermi dopo mezz’ora perché sei stanco, quando il meccanismo di consumo dei grassi non si è nemmeno attivato. Cioè hai fatto fatica ma non hai bruciato i grassi.

2. Dimagrimento con la camminata: lo fai troppo raramente
Poi c’è l’altro errore, di chi cammina 3 ore ma solo la domenica, 1 volta a settimana. Torna a casa stremato, con le gambe dure e le articolazioni doloranti, si pesa e pensa di aver già perso mezzo chilo (quando invece sono ragionevolmente solo liquidi) e il giorno dopo è di nuovo nel suo peso consueto. In realtà bisogna pensare all’attività aerobica e metabolica come a uno yo-yo a cui servono continui rilanci. Cioè si può dimagrire camminando se e solo se lo si fa con regolarità.

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Cosa significa regolarità? Per qualcuno può voler dire anche tutti i giorni, ma non è necessario in assoluto. Il motivo è nel cosiddetto “effetto afterburn”, quel meccanismo per cui il nostro organismo continua a bruciare energia anche dopo aver terminato il nostro allenamento. Anche a riposo, e per una finestra di tempo variabile che va dalle 24 alle 72 ore successive a un’attività fisica, la respirazione cellulare continua ad alta velocità. È la fase in cui il nostro organismo lavora per riportare tutti i suoi sistemi alla condizione originale, rigenerando le cellule deteriorate durante l’attività (sono la causa dei dolorini muscolari post allenamento che in molti confondono con l’acido lattico) e ricostituendo le riserve di glicogeno e ossigeno. Affinché tutto ciò accada il nostro organismo continua a bruciare un sacco di energia, innalzando il metabolismo di base. Da questa motivazione si spiega l’esempio dello yoyo: meglio fare rilanci frequenti e non troppo violenti che dare uno strappo troppo forte di tanto in tanto. Cioè meglio 45′ o 1 ora 3 volte a settimana, con un giorno di riposo in mezzo, che 2 ore e mezza o 3 solo nel weekend.

3. Dimagrire camminando: lo fai troppo piano
Smarchiamo subito un principio basilare: passeggiare non è camminare. Passeggiare fa bene, è molto benefico in termini di umore e benessere mentale, ma non assicura benefici in termini di dimagrimento. Per quello bisogna intendere la camminata come una vera e propria attività motoria. Il che significa farlo a una velocità che va da almeno 5 km/h (che per alcuni è poco più che passeggiare) a un massimo di 10 km/h (che per alcuni significa ormai già correre). Una buona media fattibile per quasi tutti è intorno ai 6 o 7 km/h, ma più che alla velocità in sé bisogna guardare alla frequenza cardiaca. L’abbiamo spiegato qui: un buon range va dal 70% all’85% della Massima Frequenza Cardiaca (che si calcola facilmente sottraendo a 220 la propria età). Se non si vuole usare un orologio con rilevatore della frequenza cardiaca, empiricamente è un ritmo che genera un po’ di affanno ma consente comunque di sostenere una conversazione. Insomma, bisogna avere un po’ di fiatone. Il motivo è che quando si va piano l’organismo tende a bruciare i carboidrati mentre quando si accelera e c’è un maggior scambio di ossigeno (cioè il fiatone e si respira più intensamente) si tendono a bruciare invece i grassi. Ed è questo che consente di vedere risultati apprezzabili in fatto di perdita di peso stabile e duratura.

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