C’è una classifica che ogni anno mette in fila i paesi del mondo secondo un criterio abbastanza preciso: quanto sono adatti a chi vuole viaggiare da solo cercando avventura. Non gallerie d’arte, non ristoranti. Avventura. Percorsi in quota, paesaggi selvatici, logistica affidabile, sicurezza reale. Nel 2026, l’Italia si piazza al secondo posto. È il Solo Travel Index 2026 di Much Better Adventures, società britannica specializzata in viaggi avventura di piccoli gruppi, che ha incrociato dati di prenotazione, feedback dei viaggiatori, Global Peace Index, Global Biodiversity Index, facilità di visto e costo della vita.
La top 10 completa vede al primo posto il Kirghizistan — un paese dell’Asia Centrale con pasti a £4,50 e yurte sotto il Tian Shan — seguito da Italia, Giappone, Portogallo e Uzbekistan (a proposito scopri il nostro viaggio abbastanza avventuroso). Poi Réunion, Spagna, Norvegia, Tanzania e Nepal.
L’Italia è l’unico paese del Mediterraneo nella top 5, l’unico dell’Europa del S
ud nella top 10 e l’unico che nel 2025 aveva tenuto il primo posto in assoluto. Quest’anno ha ceduto la vetta al Kirghizistan, ma i trip designer della società sono espliciti sul perché il nostro paese rimanga un riferimento quasi imbattibile: rete ferroviaria che permette itinerari multiregionali senza auto, sentieri segnalati e rifugi in quota tra i meglio attrezzati d’Europa, e una varietà di ambienti — alpino, appenninico, costiero, vulcanico — concentrata in uno spazio relativamente ridotto.
Il problema è che questa reputazione all’estero supera spesso quella che abbiamo in casa. Molti dei luoghi più selvaggi d’Italia sono noti ai camminatori tedeschi, britannici e olandesi molto prima che agli italiani stessi. Quello che segue è un tentativo di correggere almeno in parte questo squilibrio.
Val Grande e Alpe Devero, Piemonte — dove il cellulare non prende
Il Parco Nazionale della Val Grande, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, è la più grande area selvaggia d’Italia: 15.000 ettari di foresta, senza rifugi attrezzati, senza segnale telefonico, a un’ora di macchina da Milano. I trekking di più giorni come la traversata Cigogna-Finero richiedono esperienza, orientamento autonomo e una certa disponibilità ad accettare che il bosco non sempre si apra nel punto previsto dalla mappa.
Non è un posto per principianti — è un posto per chi ha già fatto abbastanza escursioni da sapere cosa vuol dire essere davvero soli in un bosco. A poca distanza, sopra Baceno in Val d’Ossola, l’altopiano dell’Alpe Devero offre un’avventura di diverso tipo: laghi glaciali, alpeggi e sentieri che salgono fino alla Bocchetta d’Arbola a 2.409 metri, al confine con la Svizzera.
L’anello classico che costeggia il Lago di Devero è classificato E — fattibile in giornata — ma la zona merita almeno due giorni per addentrarsi nelle valli laterali dove stambecchi e aquile si incontrano con una frequenza che nei parchi più famosi non esiste più.
Pozze Smeraldine, Val Tramontina — Friuli nascosto
Nel cuore delle Dolomiti Friulane, in Val Tramontina, il torrente Tramontina ha scavato nella roccia una serie di pozze dall’acqua verde smeraldo che il Parco Naturale organizza in escursioni guidate fotografiche. Il sentiero 386 che sale oltre le pozze porta al Lago del Ciul in un percorso di circa 8 ore complessivo — non impegnativo tecnicamente, ma lungo e quasi sempre deserto.
A metà strada si attraversa Frassaneit, un villaggio abbandonato nel dopoguerra che la vegetazione ha quasi interamente recuperato: ruderi, la vecchia scuola trasformata in bivacco, il silenzio di un posto rimasto senza persone per decenni. È uno di quei luoghi che non ci si aspetta di trovare a poche ore dal Nordest.
Garfagnana, Toscana — la montagna che la Toscana dimentica
Quando si pensa alla Toscana per camminare, vengono in mente i cipressi e la Val d’Orcia. La Garfagnana è un’altra cosa: Appennino vero, boschi di faggio e castagno, borghi in pietra senza turisti e la Via di Matilde, percorso di 284 chilometri percorribile a piedi in 11 tappe tra le montagne dell’Appennino fino a Lucca, con un tratto in comune con la Via Francigena.
Parco dei 100 Laghi, Appennino Parmense — laghi glaciali a quota Appennino
Il nome è già un programma. Il Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma, sull’Appennino parmense al confine con la Toscana, conta decine di laghi glaciali distribuiti tra i 1.200 e i 1.800 metri. Lo chiamano anche Parco dei 100 laghi, e la dice liunga.
l Lago Santo è il più noto, ma i laghi Ballano e Verde — raggiungibili dall’anello di Prato Spilla in circa 8 chilometri con 450 metri di dislivello — sono quasi sempre deserti. Il Lago Verde, in certe ore della giornata con il sole alto, vira verso un verde smeraldo difficile da spiegare all’Appennino. I
l parco è una delle tappe dell’Alta Via dei Parchi, percorso di 500 chilometri che attraversa tutto l’Appennino tosco-emiliano tra circhi glaciali, torbiere, faggete e falesie di gesso.
Parco dell’Antola, Liguria — l’Appennino sopra Genova
La Liguria che quasi nessuno conosce è quella che guarda verso l’interno. L’Appennino Ligure sale ripido dalla costa e raggiunge crinali ventosi con vista sul Mediterraneo da un lato e sulla Pianura Padana dall’altro. Il Parco Naturale Regionale dell’Antola, a un’ora da Genova, ha sentieri aspri con una vegetazione profumata che non assomiglia a niente di alpino.
Il percorso da Torriglia alla cima del Monte Antola a 1.597 metri passa per le rocce del Reopasso — conglomerati su cui sono nate molte leggende locali — e offre una delle viste più sorprendenti del Nord Italia. Quasi nessuno ci va, il che è già una buona ragione per andarci.
Majella, Abruzzo — la Montagna Madre dell’Appennino
La Majella è il secondo massiccio più alto dell’Appennino dopo il Gran Sasso, con la vetta del Monte Amaro a 2.793 metri, e viene chiamata la “Montagna Madre” d’Abruzzo per la forma che dalla pianura sembra davvero quella di una figura distesa.
Il Sentiero della Libertà, circa 60 chilometri da Sulmona a Casoli in tre giorni, ripercorre l’itinerario dei prigionieri di guerra alleati che durante la Seconda Guerra Mondiale scapparono dai campi di prigionia attraversando la Majella in pieno inverno. È classificato E con tratti impegnativi nella seconda tappa, attraversa boschi di faggio e altopiani aperti, e mantiene una tensione narrativa che pochi trekking italiani hanno.
Tratturo Magno, Abruzzo e Molise — l’autostrada d’erba dei pastori
Il Tratturo Magno è una delle cinque Regie Vie della Transumanza, l’antica rete di percorsi erbosi larga fino a cento metri lungo cui i pastori portavano i greggi dall’Abruzzo al Tavoliere delle Puglie ogni autunno. Il tratto recuperato e percorribile oggi va da L’Aquila a Campobasso in sei giorni a piedi, attraversando il Parco Nazionale di Abruzzo e Molise.
Attraversi borghi quasi fermi — Opi, Civitella Alfedena, Pescocostanzo — e altopiani mistici dove la frequentazione è praticamente nulla. È uno dei pochi percorsi italiani che entra in Molise con logica, dando finalmente una ragione concreta per attraversare la regione meno visitata d’Italia. Qui c’è anche il Cammino degli Stanghi.
Selvaggio Blu, Sardegna — il trekking più difficile d’Italia
Sette giorni tra il Golfo di Orosei e il Supramonte, con calate in corda doppia, passaggi su calcare, assenza quasi totale di punti d’acqua e segnaletica ridotta al minimo. Il Selvaggio Blu è classificato tra i percorsi più difficili d’Europa non per i dislivelli ma per la combinazione di terreno tecnico, isolamento e gestione dell’autonomia idrica. 
Fu aperto negli anni Ottanta da Mario Verin e Peppino Cicalò, che collegarono gli antichi sentieri dei pastori e le mulattiere dei carbonai in un unico itinerario lungo la costa orientale della Sardegna. Richiede esperienza alpinistica, attrezzatura tecnica e una guida locale. Non è un trekking per principianti — è probabilmente il percorso più bello d’Italia.
Parco del Pollino e Sentiero Calabria — il parco più grande d’Italia
Con 192.000 ettari tra Calabria e Basilicata, il Parco Nazionale del Pollino è il più grande parco nazionale italiano, e probabilmente uno dei meno frequentati rispetto alle dimensioni. La sua complessità geologica — pianori, strapiombi, grotte, gole — si combina con una biodiversità che dal 2015 gli è valsa il riconoscimento come Geoparco Globale UNESCO. I pini loricati, che ha raccontato anche Rocco Papaleo nel suo film “Il bene comune”, sono alberi contorti che crescono sulle creste più alte e superano i mille anni di età, sono l’immagine simbolo del parco.
Il Sentiero Calabria, inaugurato di recente, attraversa il Pollino in 34 tappe collegandolo all’Aspromonte e alla Sila — tre parchi nazionali in un’unica avventura a passo d’uomo, con lupi, aquile e gli ultimi carbonai d’Italia ancora in attività.
Foto Martino De Mori, Turismo FVG, Matteo Dunchi per VisitTuscany, Baunei
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Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor – tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.
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