Perché lo swimrun ha a che fare con la tua capacità di adattamento

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La capacità di adattamento è quella cosa per cui siamo scesi dagli alberi e siamo andati sulla Luna. Detta così è forse un po’ brutale, ma il concetto è quello: oggi in molti la chiamano anche resilienza, che però forse è una cosa un po’ diversa, ma di fatto è quel mix di intuito e competenze che ci permette di essere flessibili – cioè accettare le trasformazioni e i cambiamenti – e versatili – cioè saper fare più cose, trasformando le difficoltà in opportunità. Basta fare una rapida ricerca e oggi la capacità di adattamento sembra essere una delle skill più ricercate in ogni ambito, dallo sport al mondo del lavoro. Eppure, se ci pensiamo un attimo, viviamo in un mondo che sempre meno, o quasi mai, ci richiede di adattarci. Camminiamo su strade lisce come biliardi. Viviamo giornate scandite da orari e programmazioni ferree o quasi. Siamo invasi da App che hanno eliminato ogni ambito di incertezza nelle nostre vite: ci dicono la strada da fare, il tempo che impiegheremo ed eventualmente il percorso alternativo, ci dicono quando fare movimento e quando riposare, ci dicono esattamente quando pioverà e quando tornerà il sole. Prevedono ogni nostra azione e ci eliminano ogni margine di incertezza.

Come migliorare la tua capacità di adattamento

Che c’entra tutto questo con lo sport e con l’outdoor? C’entra nella misura in cui lo sport e l’outdoor sono anche, se non soprattutto, avventura, anche quando si tratta di micro-avventure. E c’entra nella misura in cui di questo, di capacità di adattamento, abbiamo parlato con Diego Novella facendo una giornata a provare lo swimrun. Cos’è esattamente lo swimrun lo potete leggere qui dove spieghiamo come funzionano le gare e l’attrezzatura che serve. Ora invece vogliamo parlare di swimrun, e altri modi per migliorare le capacità di adattamento, in un modo diverso.

Dallo Swimrun al Crossfit: l’adattamento è tutto

Corri con una muta da nuoto indosso e nuoti con un paio di scarpe da trail running ai piedi. Già detta così potrebbe bastare a far capire perché lo swimrun può migliorare la capacità di adattamento. Ma non solo: non ci si butta mai nella stessa acqua diceva più o meno Eraclito e anche se non cambi lago, ogni volta è diverso: una volta l’acqua è fredda l’altra è calda, c’è vento o molto sole, il fondo è torbido o cristallino, ci sono onde o l’acqua è piatta. Nuotare in piscina o in acque libere sono due cose completamente diverse ed è il motivo per cui le prime volte in acque aperte si può andare un po’ in panico (a noi è successo e grazie a Diego abbiamo gestito con calma la situazione, cioè ci siamo adattati).

Poi puoi anche essere allenato alla corsa, ma uscire dall’acqua e cominciare a correre è un trauma. Lo abbiamo vissuto sulle nostre gambe: due pezzi di legno che proprio non andavano, pur avendo nuotato relativamente poco. Al netto dei piedi gelati (l’acqua era non freddissima ma abbastanza fredda) ci hanno spiegato che mentre nuoti di sangue alle gambe ne va poco, e tu di colpo chiedi loro di correre e macinare passi. Non ce la fanno, e ti devi adattare, sforzarti di farle girare pian piano sempre più finché non tornano a fare quello che ricordi sanno fare. Peraltro non corri nemmeno su strada perché lo swimrun, per come è nato, prevede di correre su sentieri di trailrunning. E sì, il trail è soprattutto capacità di adattarsi, come spiega Chris McDougall nel suo Born to Run e come dimostrano gli ultratrailer che sono i campioni della resilienza.

In fondo questo della capacità di adattamento è un tema trasversale e molto sentito in molte discipline sportive e di fitness di oggi: Chris McDougall ci ha scritto anche un altro libro (Natural Born Heroes, ne parliamo qui), il Crossfit ne fa un suo caposaldo (anche se il tutto è riportato a una dimensione molto indoor) ed è in fondo anche uno dei motivi per correre le cosiddette OCR, dalla Inferno alla Spartan, dalla Strongmanrun alla Tough Mudder.

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