Ecco perché divagare con la mente ti può far bene

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Se sei di quelli che si ritrovano spesso a divagare con la mente, un po’ assorti e un po’ assenti, non ti preoccupare. Non c’è bisogno di chiederti cosa sta succedendo nella tua testa, e anzi questo tuo perderti nei tuoi pensieri potrebbe anche farti bene.

Monkey Mind, o divagare con la mente

Sì, gli orientali lo chiamano Monkey Mind, mente da scimmia, ed è un termine un po’ spregiativo. Ma ci sono anche alcuni studiosi occidentali che pensano che divagare con la mente sia l’anticamera dell’infelicità o della depressione (c’è anche uno studio dello psicologo Daniel Gilbert dell’Università di Harvard sulle persone che si ritrovano, da svegli, a pensare a cose che nulla hanno a che vedere con quello che stanno facendo).Ma questo essere talvolta un po’ disconnessi da noi stessi e dal mondo che ci circonda in realtà sarebbe più benefico di quanto si tenda a pensare, e anzi potrebbe essere l’anticamera di un approccio più rilassato e meno stressato alla vita, oppure di un pensiero più strategico e creativo.Ecco perché divagare con la mente ti può far bene

L’arte di non fare nulla e i suoi vantaggi

Abbiamo già scritto recentemente che la cosa più importante che possiamo e dovremmo comprare è il tempo. Anche del tempo per non fare nulla. Il che, nelle agende della maggior parte delle persone che vivono oggi in Occidente, sembra quasi un’eresia: impiegare del tempo per non fare nulla e lasciar vagare la mente in pensieri non produttivi.
Ma forse tanta eresia non è se nel 2020 il libro di Olga Mecking, “Niksen: Embracing the Dutch Art of Doing Nothing” ha riscosso un enorme successo. Perché se dal punto di vista biologico e psicologico non stiamo praticamente mai senza far niente, da un punto di vista più pratico anche guardare fuori dalla finestra o passeggiare a caso pensando ai fatti propri potrebbe essere un nulla molto utile.

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Come fare per liberare la mente

Il pensiero creativo, ma anche quello strategico, nascono proprio in quei momenti di vuoto, di nulla. Che possono essere anche momenti in cui impegniamo il corpo in un’attività che ci allontana dalle incombenze della quotidianità, come correre o andare in bicicletta. Tanto che abbiamo anche scritto recentemente che la fatica aiuta a pensare. La fatica buona ovviamente.la-meditazione-mindfulness-fa-sempre-bene-al-corpo-e-alla-mente

La vera sfida infatti è riuscire a liberare la mente, a far sgorgare pensieri spontanei non collegati a un compito preciso da svolgere, a entrare in uno spazio mentale più riflessivo. Non c’è un manuale per riuscirci, ciascuno ha il proprio modo, benché evitare di reagire alle distrazioni e anche di concentrarsi su un singolo specifico compito possano aiutare notevolmente a perdersi nel campo della mente.

 

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Mindwandering: stimola la creatività e migliora l’umore

Il divagare della mente è detto anche Mindwandering e secondo gli neuroscienziati rivangare ricordi, immaginare situazioni future, pensare a possibili sliding doors della nostra vita è un po’ un modo per simulare il reale e crearci un kit di informazioni che influenzeranno le nostre decisioni e idee future.
Non a caso secondo alcune ricerche il Mindwandering favorisce il problem solving, la creatività, l’apprendimento e il pensiero strategico.

Secondo alcuni esperimenti condotti da neuroscienziati lo stress e il carico mentale sono i nemici principali della creatività e del problem solving. Cioè, è proprio quando non abbiamo richieste cognitive significative e specifiche che la nostra mente entra nella “modalità predefinita” e comincia a vagare in uno spazio-tempo tutto suo.
E non ci sarebbe nemmeno bisogno di dimostrare scientificamente che una mente sgombra e creativa è decisamente più felice di una stressata e che rumina su pochi pensieri ricorrenti. Ecco quindi perché il il vagabondaggio mentale può anche avere un effetto positivo sull’umore.

Serendipità ed emozioni

Divagare con la mente è anche prodromico alla serendipità, che è quello stato di apertura mentale che permette di cogliere indizi, segnali, opportunità e possibilità dal mondo che ci circonda nel momento in cui ci si parano davanti. La serendipità, così come l’eterogenesi dei fini, sono uno dei motori del progresso della civiltà, almeno per chi sa riconoscere di trovarsi davanti a qualcosa di storico, dalla Scoperta dell’America alla Penicillina, dalla Coca Cola ai Post-It.
Una mente aperta è anche più incline a emozionarsi, nonché a elaborare le emozioni. E benché ci siano ricerche scientifiche contrastanti sull’argomento, per alcuni vivere ed elaborare le emozioni potrebbe anche essere un modo per ridurre o scaricare l’ansia.

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